Ricetta elettronica veterinaria

La ricetta elettronica veterinaria rappresenta, sicuramente, un importante momento di crescita nell’attività professionale medico veterinaria sia in ambito pubblico che privato. L’introduzione della REV nulla cambia rispetto a quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 193/ 2006, ne rispetto alla definizione di atto medico veterinario. Rappresenta, tuttavia, lo strumento preliminare più efficace per la valutazione dell’antibiotico resistenza in Italia.

Nonostante i corsi, gli aggiornamenti e le comunicazioni che questo Ordine ha ritenuto fornire ai suoi iscritti, appare evidente che, a oggi, molti medici veterinari non hanno compreso le finalità della REV, comunicando alla propria clientela notizie prive di fondamento giuridico.

A tal proposito, si ritiene opportuno consigliare, ancora una volta, la lettura del parere fornito e pubblicato da ANMVI al seguente link

in merito alle comunicazioni informative pubblicate in queste ore sui social media da alcune strutture veterinarie, questo Ordine ritiene di rilevare quanto segue:

La ricetta non può che essere il prodotto di una visita clinica praticata secondo i principi della professione medica e pertanto la fatturazione è relativa alla prestazione medica e non alla ricetta in se. Per quanto concerne la ricetta emessa per i soggetti cronici, è stata espressamente prevista dal legislatore l’indicazione che trattasi di prosecuzione di terapia e, pertanto, di una ricetta emessa in assenza di una visita o di una rivalutazione clinica. Non si comprende pertanto a quale eventualità possa riferirsi la citata “ricetta al volo”.

Per quanto sopra appare evidente che nessuna legge di questo Stato sancisce l’obbligo del pagamento di una ricetta elettronica o cartacea. Questo appare ancora più palese nel caso di soggetti cronici. La scelta di far pagare una ricetta elettronica è discrezionale e riguarda solamente l’ambito dell’organizzazione dell’attività di una struttura.

Appare, invece, come una palese violazione del codice deontologico giustificare tale scelta citando norme inesistenti, ipotizzando che il medico veterinario che non si adegua a tale imposizione normativa sia “a suo rischio” passibile di sanzione, o peggio ancora avanzare l’ipotesi che esistano medici veterinari che scelgono di non emettere una REV adoperandosi in improvvisate preparazioni galeniche.

Tale strategia di comunicazione è, anche,  in aperta violazione della Legge di Bilancio 2019 e nello specifico del comma n. 525 dell’art. 1, che norma la pubblicità sanitaria. La stessa legge di Bilancio al comma n. 536 prevede che gli Ordini professionali segnalino all’AGCOM eventuali violazioni, in questo caso derivanti da pubblicità ingannevoli.

Pertanto, al fine di evitare di incorrere in azioni disciplinari, amministrative e penali si invitano i Sigg.ri Direttori Sanitari a voler prendere puntuale conoscenza delle norme che regolano la professione, anche partecipando agli aggiornamenti proposti e a rivedere le comunicazioni verso l’utenza, con particolare riguardo ai social media.